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Oggi è il: 19/01/2019

Ritratti – Leopardi

Spettacolo destinato alle SCUOLE SUPERIORI

Giovanni Nardoni

in

Leopardi

da novembre 2018 a marzo 2019

 

“… Sedendo e mirando interminabili spazi di là da quella

E sovrumani silenzi e profondissima quiete,

Io nel pensier mi fingo…”

Ogni anno, nelle nostre ormai torride estati, mi ritrovo annichilito di fronte alla mia libreria o fra gli scaffali della Feltrinelli, nel tentativo di dar “corpo” e “voce” ad una intuizione, anzi no, ad una esigenza.

E così tendo la mano verso un vecchio libro liceale e mi immergo nuovamente, dopo più di trent’anni, nella genialità di un autore che è stato fondamentale nella mia fase adolescenziale: Giacomo Leopardi.

… E mi tornano in mente tanti episodi dei miei ormai lontani diciotto anni, il confronto con mio padre, conoscitore e amante della poesia foscoliana e della prosa manzoniana, il mio rapporto con la depressione, la ricerca di un equilibrio tra i miei stati d’animo e la realtà che mi circondava e che, a quei tempi, mi era così difficile, anzi impossibile, da capire.

Che tenerezza provo a quel ricordo: e proprio in quella profonda differenza tra Guardare e Mirare riconosco l’uomo che sono oggi, destinato ad essere emotivamente un eterno adolescente che si emoziona leggendo i versi dell’Infinito, del Passero solitario, dell’Ultimo Canto di Saffo, de La sera del dì di festa, di A Silvia o della Ginestra.

Non sono cambiato. Continuo, ancora, a non guardare la realtà, piuttosto, come mi suggerì il Nostro poeta, a Mirarla attraverso gli occhi del sentimento e dell’immaginazione, lasciando che il mio teatro renda poi tutto tangibile e, almeno per me, reale.

Ma Giacomo Leopardi non è solo sentimento poetico, ma anche e soprattutto pensiero e nell’immensa opera dello Zibaldone l’autobiografia si fa rigorosamente intellettuale e anche le note esistenziali, attinte dalla vita privata, vengono immediatamente ricondotte a un più generale sistema filosofico, tale per cui ne emerge non una biografia, ma una sorta di opera antropologica dove in un’epoca di Storicismo diffuso, Leopardi si attesta su posizioni  nettamente antistoricistiche, nella convinzione che l’incivilimento costituisce una perdita progressiva per l’uomo, deprivato via via del suo originario istinto e vitalismo.

Il dolore, la noia, la natura, la morte, ampiamente trattati nello Zibaldone trovano poi nelle Operette Morali la loro naturale sintesi: l’irrimediabile infelicità umana dove la personale sofferenza del poeta testimonia precocemente l’invivibilità di un mondo consegnato alle presunzioni della ragione, della scienza e del progresso.

Da questa condizione dipende il fondamentale concetto di Natura dominante nelle Operette, come in tutto il resto dell’opera, troppo semplicemente ridotto dalla critica ad una successione di fasi legate al diverso grado di pessimismo leopardiano, come rapporto tra un prima, quando la Natura appare come madre benigna, e un dopo, quando appare come cattiva e matrigna (il passaggio sarebbe segnato dal Dialogo della Natura e di un Islandese): in realtà la Natura è assieme salvezza e condanna, a seconda che in Lei vengano proiettate le insopprimibili nostalgie di vita o le condizioni di quell’autentica morte esistenziale che è la Malinconia.

Allo stesso modo si è parlato e scritto tanto della sua Virile e Titanica capacità di resistenza contro l’avverso destino, espressa nell’ultima fase creativa della sua vita, ma in fondo, queste poesie dell’ultimo periodo rappresentano soltanto l’esasperazione del disperato narcisismo leopardiano, chiuso nel vicolo cieco della volontà assoluta d’amore e dell’impossibilità di articolare, in un minimo di rapporti reali, questa volontà.

E allora come sintetizzare scenicamente una tale complessità di opera sia poetica che filosofica?

La risposta è tutta contenuta in quel gesto che mi ha fatto estrarre quel vecchio testo liceale dalla mia biblioteca:

I Ricordi, la forza dell’Immaginazione, ma soprattutto il Dolore.

Una rappresentazione scenica certamente non statica, dove la grandezza della profondità dei versi leopardiani si fonderà con la sua prosa arguta ed elegante, in un intrigante gioco tra voci recitanti, emozioni e ricordi personali, proiezioni video e l’immancabile musica di Bernardo Nardini.

 Giovanni Nardoni

CANTI:                                      

L’infinito, Il passero solitario, A Silvia, Ultimo canto di Saffo, La ginestra, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, A se stesso, A morte la minestra 

OPERETTE MORALI:

Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere.

Dialogo della Natura e di un Islandese.

Dialogo della Morte e della Moda.

 BRANI SCELTI DA:

Lettere da Roma, Pensieri, Zibaldone

 TESTI CRITICI:

“Emozioni a Roma” a cura di Giulia Alberico; “Leopardi” di Pietro Citati; “Oltre il nulla” di Franco Cassano; “Storia della letteratura italiana” a cura di Elio Gioanola; “All’apparir del vero” di Rolando Damiani; “G. Leopardi” di F. De Sanctis

 NOTE ORGANIZZATIVE

Lo spettacolo può essere rappresentato all’interno della scuola, purché l’istituto abbia uno spazio (Aula Magna o altro) capace di ospitare un minimo di 100 alunni. L’Aula Magna deve essere munita di un impianto di fonica e possibilmente di un proiettore video.

Oppure, qualora l’Istituto fosse sprovvisto di uno spazio, lo spettacolo potrà essere rappresentato al Teatro Golden (via Taranto 36 – Metro A San Giovanni), sempre in data da concordare.

 IL COSTO DELLO SPETTACOLO SARA’ DA DEFINIRE CON L’ISTITUTO IN FUNZIONE DEL NUMERO DEGLI STUDENTI PARTECIPANTI.

 PER INFO E PRENOTAZIONI:

339.7744521 – ritrattidautore2014@gmail.com

ottobre 19, 2015 by  
Questo articolo si trova su: Spettacoli per le scuole

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