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Oggi è il: 20/06/2019

Progetto “Le scuole per le scuole”

 

Spettacoli per la scuola secondaria di I e II grado

 

Il Teatro Golden, vista la qualità degli spettacoli presentati nell’ambito della quarta edizione del Festival del Laboratorio Teatrale nelle Scuole, ha deciso di inserire nel cartellone per le scuole 2013-2014 gli spettacoli vincitori della suddetta edizione del Festival, portando avanti il progetto “Le Scuole per le Scuole” inaugurato la scorsa stagione.
Il progetto si propone di avvicinare i ragazzi al teatro, incrementare l’attività dei laboratori teatrali nelle scuole, favorire la creazione di una rete teatrale tra gli istituti d’istruzione superiore del territorio e offrire l’opportunità agli studenti di presentare i propri lavori ad unpubblico più ampio di coetanei.

 

L’Ass. Cult. Politecnico Teatro e L’ Ass.Cult. La Scena Corsara

presentano

dal 6 novembre 2014 al 30 marzo 2015 

“LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE”

Di Apuleio

Adattamento di Paola Scotto di Tella

Regia di Giovanni Nardoni

  

 

C’ erano una volta un re e una regina…”. Non potrebbe che iniziare così  quella che è stata definita la favola d’ amore più antica del mondo, quella che rappresenta, per la sua struttura, un archetipo di fiaba perfetta. Ci sono l’eroina bella e sfortunata, la divinità indispettita, l’innamorato misterioso e non mancano le sorelle invidiose(come non pensare alle celeberrime sorellastre di Cenerentola?). “LA FAVOLADIAMORE E PSICHE” rappresenta, all’ interno del romanzo “LE METAMORFOSI” di Apuleio, una sorta di “romanzo nel romanzo”, di sintesi dei significati dell’opera. L’ autore rielabora un’antica leggenda, affidata alla tradizione orale, e la interpreta alla luce della cultura latina.

Psiche, a causa della sua bellezza, ha provocato le ire di Venere, i cui templi vengono perciò trascurati. La vendetta viene affidata al figlio Cupido, che dovrà farla innamorare di un uomo talmente abietto e miserabile da trascinarla nel fango. Mala Deanon ha fatto bene i suoi conti…Cupido si innamora di Psiche e ne fa la sua sposa segreta. La porta in un palazzo incantato, la copre di doni e ricchezze. A un patto, però: non dovrà mai cercare di vederlo in volto. Psiche accetta e continua ad amare il suo sposo ( a cui sta per dare un figlio) affidandosi al tatto e all’udito, finché le sue invidiosissime sorelle la convincono che suo marito è un mostro orrendo, che lei DEVE vederlo in viso e ucciderlo nel sonno.

Lei è una fanciulla ingenua e segue il loro consiglio. Cupido, accortosi del “tradimento”, la punisce abbandonandola. Psiche decide dapprima di vendicarsi delle sorelle, poi inizia un faticoso cammino per placare le ire di Venere, superando le tremende prove che la dea le impone. La assisteranno Cerere e Giunone, descritte da Apuleio come due divinità sentimentali e pasticcione.

Non può mancare il lieto fine , e alle nozze ufficiali parteciperà tutto l’Olimpo, compreso il sommo Giove.

Dal punto di vista critico questa favola è una scatola cinese, colma di significati: ne esiste un’ interpretazione neoplatonica, una cristiano-medioevale, una junghiana. C’ è un denominatore comune: l’analogia tra le peripezie di Psiche e il percorso dell’anima umana, che si libera dai vizi terreni per raggiungere una dimensione più elevata. E’ un significato sottile, che si insinua tra le righe di favola perfetta. Un significato che non poteva essere inconsapevole per Apuleio, dedito al culto di Iside.

Per la quarta volta in 12 anni rimettiamo in scena questo testo abbandonando completamente la prima versione, che, da favola avevamo trasformato in commedia musicale.

Abbiamo cercato una chiave di allestimento che rispettasse sia il testo di Apuleio (il cui linguaggio e la cui ironia non sono mai stati alterati, e di cui abbiamo mantenuto alcun i brani in latino), sia l’analogia profonda con il cammino dell’ anima.

Ci occorreva uno strumento di narrazione non invasivo, che non avesse confini geografici o temporali; questa volta non ci interessava contaminare il testo con altri periodi storici o mostrare parallelismi con altre culture perché la fiaba è di per sé un archetipo.

Abbiamo scelto l’ arte circense, un’ arte antichissima e in continuo divenire, che proprio ora sta subendo una svolta, grazie al graduale e auspicabile abbandono dell’utilizzo degli animali. E’ un’arte che nei secoli si è trasformata, avvicinandosi spesso ad altre forme di spettacolo e attraendo l’ interesse di artisti di ogni genere ( si pensi a Fellini e Chagall)

Un clown funge quindi da narratore: si muove nel pubblico, commenta le vicende che si svolgono sul palco, a volte, discretamente, interviene. E’ lirico, effervescente, talvolta un po’ inquietante: e anche gli altri personaggi, pur mantenendo la loro identità “classica”, trovano una loro dimensione nella magia circense…

Saremo lieti, come sempre , di fornire una copia dell’ adattamento agli insegnanti interessati.

 

 

 

0re 10.30

Ingresso 11 euro

 

Per informazioni e prenotazioni

Paola Scotto di Tella 0651957440 o 3355389554

scenacorsara@libero.it

settembre 17, 2012 by  
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